Le lungaggini del processo civile alla luce delle riforme del 2005/2006.

Piero Bassi

Abstract


La superfetazione legislativa, che, in meno di un anno a cavallo fra il 2005 e il 2006, ha visto emanare una decina di “riforme” incidenti sul Codice di Procedura Civile, ha indotto a sperare che finalmente si avesse un deciso miglioramento nella grave problematica delle lungaggini del processo civile, e cioè che il legislatore, nel rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento, avesse attuato una organica riforma migliorativa di tale processo. Un sia pur succinto esame delle norme più qualificanti di tale serrata produzione legislativa mostra però che, quasi certamente, l’allarme della più avveduta dottrina, scettica sulle reali capacità riformatrici del nostro legislatore, abbia anche in questo caso fondamento; infatti, gli interventi si mostrano non quale frutto di un organico programma riformatore, bensì quale una congerie di provvedimenti fra di loro slegati e contrastanti: alcune delle singole riforme mostrano in sé caratteri buoni, qualificanti o almeno interessanti, ma tutte, fra di loro slegate e contraddittorie, appaiono frutto di forze riformatrici non coordinate, col risultato che può diminuire o essere annullato, per la loro contraddittorietà, l’eventuale bontà insita in ciascuna. L’effettivo collaudo nel tempo chiarirà se tale prima sensazione sia fondata. Al momento, nell’impossibilità di conoscere il motivo di tale contraddittorio modo di fare, altro non si può fare che esaminare tale disomogenea sia pur rapida evoluzione cogliendone le oggettive contraddizioni.


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DOI: http://dx.doi.org/10.14276/1825-1676.277

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