Spunti per una riconsiderazione del principio canonistico “ex nudo pacto oritur actio”

Fabio Scigliano

Abstract


L’autore intende fare il punto sul principio canonistico “ex nudo pacto oritur actio” e proporre nuovi spunti interpretativi alla luce delle fonti medievali.

Partendo dalla constatazione che il “dare la parola” si configura come impegno di condotta, egli prospetta una più attenta considerazione della teoria canonistica delle obbligazioni da promessa che si rivela alternativa ai principi civilistici che nello stesso periodo si andavano affermando. Fondata sulla centralità della ratio peccati e della ratio scandali, tale teoria affermava la piena efficacia del patto nudo e della promessa intesa non come dovere morale ma come vera e propria regola giuridica, la cui obbligatorietà si riconosceva esclusivamente sulla base della causa naturalis. Il fondamento di diritto divino naturale della sua efficacia, pertanto finiva per produrre un’inseparabilità dell’obbligazione di coscienza dall’obbligazione giuridica. Allo stesso tempo, l’accoglimento da parte dei canonisti medievali del tema dell’obligatio peccati, mutuata dalla coeva teologia, sembra poi trovare conferma nella scelta del rimedio processuale configurato nella denunciatio evangelica che, assumendo la forma dell’imploratio officii iudicis, veniva a caratterizzarsi come lo strumento di tutela (actio) dell’obbligazione derivante dalla promessa.


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DOI: http://dx.doi.org/10.14276/1825-1676%2F241

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