Potestà sanzionatoria delle Authorities e “giusto” sindacato giurisdizionale

Alberto Clini

Abstract


Il contributo si collega al diffuso interesse sollevato dal provvedimento sanzionatorio a séguito delle notevoli incidenze che esso oramai contempla non solo sul versante degli effetti inflitti agli operatori economici quali diretti destinatari delle misure adottate dalle Authorities- spesso di notevole entità-, ma al tempo stesso sul piano della adeguatezza di un modello di cognizione processuale che assicuri un’effettiva garanzia alle correlate posizioni soggettive incise.

In particolare, sui provvedimenti sanzionatori adottati dalle Autorità indipendenti, si è concentrata una specifica attenzione in relazione ai presìdi di tutela offerti dal nostro sistema giurisdizionale, con l’avvio di un vasto dibattito dottrinale e giurisprudenziale sull’intensità del sindacato operato dal giudice amministrativo, in conformità ai parametri delle disposizioni processuali della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), per come interpretati ed applicati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU).

La gran parte dei contributi scientifici, condivide ed amplifica la scelta della Corte EDU nell’ottica di rafforzare verso le sanzioni amministrative una tutela maggiore, attraverso un’intensità del sindacato giurisdizionale di full jurisdiction.

L’approccio pone una serie di problemi, tra cui la ricostruzione sistematica di provvedimento sanzionatorio, il rapporto tra procedimento e processo, la sussistenza o meno di limiti all’esercizio di poteri cognitori e decisori del giudice amministrativo.

Dopo una sintesi di tali questioni, si è cercato di affrontare un nodo problematico che non appare ancora adeguatamente approfondito. Si tratta di una considerazione che muove da un’applicazione sempre più estesa dei criteria Engel, vale a dire delle tutele dedotte dalla giurisprudenza della Corte ex artt. 6 e 7 CEDU. In particolare, attraverso il criterio della gravità si introduce invero un parametro di identificazione del provvedimento sanzionatorio indeterminato. Si ritiene che tale criterio non possa qualificare la posizione soggettiva del destinatario, ma si risolve in una caratteristica del provvedimento oggettivizzato.

Ciò determina due ingiustificate conseguenze: la prima, contrappone atti amministrativi (a tutela piena) che corrispondono ai parametri del provvedimento sanzionatorio ad un insieme residuale di “altri” atti che ne risulterebbero esclusi (anche in termini di intensità di tutela). È noto e dimostrato, difatti, che non solo la sanzione (sia essa formalmente o sostanzialmente intesa), ma anche provvedimenti favorevoli possono produrre effetti negativi (e dunque “gravi”) nei confronti di soggette differenti dal destinatario (controinteressati, pubbliche amministrazioni ecc.). Quid juris sul regime di tutela contro questi ultimi provvedimenti?

La seconda, si pone in dissonanza con il sistema costituzionale del diritto di azione, vale a dire nella identificazione dell’interesse meritevole di tutela sottostante la posizione soggettiva incisa dall’atto, in conformità all’art. 24 Cost. senza graduazioni rispetto al paradigma della full jurisdiction. La costruzione di una full jurisdiction declinata sul criterio della gravità della misura inflitta, si risolve in un ritorno al passato, vale a dire in un processo sull’oggettività di un provvedimento “sanzionatorio”, qualificato in relazione ad un parametro di severità che non appartiene al destinatario, ma alla caratteristica intrinseca dell’atto astrattamente inteso: così si finisce per alterare l’oggetto del giudizio, che deve essere l’atto nel perimetro tracciato dalle accuse mosse dal privato e, quindi, in relazione all’interesse sostanziale del ricorrente.

 

The essay is linked to the widespread interest raised by the sanctioning provision following the considerable incidences that it now contemplates not only on the side of the effects inflicted on the economic operators as direct recipients of the measures adopted by the Authorities - often of notable importance - but at the time same in terms of the adequacy of a model of process cognition that ensures an effective guarantee to the related subjective positions recorded.

In particular, on the sanctioning measures adopted by the independent Authorities, specific attention was focused on the protection presences offered by our jurisdictional system, with the launch of a vast doctrinal and jurisprudential debate on the intensity of the - appointed by the administrative judge, in accordance with the parameters of the procedural provisions of the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms (EDU), as interpreted and applied by the European Court of Human Rights (Court EDU).

The majority of the scientific contributions, shares and amplifies the choice of the EDU Court with a view to reinforcing greater protection towards administrative sanctions, through an intensity of the full jurisdiction jurisdictional court.

The approach poses a number of problems, including the systematic reconstruction of a sanitary provision, the relationship between the proceeding and the process, the existence or otherwise of limits to the exercise of cognitive powers and decision-making by the administrative judge.

After summarizing these issues, we tried to tackle a problematic issue that does not yet appear to be adequately detailed. It is a consideration that moves from an increasingly extended application of the criteria Engel, that is to say of the protections deduced from the jurisprudence of the Court ex artt. 6 and 7 of the ECHR. In particular, through the criterion of gravity, a parameter of identification of the indeterminate sanctioning provision is introduced. It is believed that this criterion can not qualify the subjective position of the recipient, but is resolved in a characteristic of the objectified provision.

This leads to two unjustified consequences: the first, contrasts administrative acts (full protection) that correspond to the parameters of the sanctioning provision to a residual set of "other" acts that would be excluded (even in terms of intensity of protection). It is well known and demonstrated, in fact, that not only the sanction (whether formally or substantially understood), but also favorable measures can produce negative (and therefore "serious") effects against subjects different from the recipient (counter-parties, public administrations etc.). Quid juris on the protection regime against these last measures?

The second one is in dissonance with the constitutional system of the right of action, that is to say in identifying the worthy interest of protection underlying the subjective position engraved by the act, in accordance with art. 24 of the Constitution without graduations with respect to the full jurisdiction paradigm.

The construction of a full jurisdiction declined on the criterion of the severity of the measure imposed, results in a return to the past, that is to say, in a process on the objectivity of a "sanatoria" provision, qualified in relation to a parameter of a severity that does not belong to the destiny, but to the intrinsic characteristic of the act abstractly understood: so we end up altering the object of judgment, which must be the act in the perimeter traced by the accusations made by the private and, therefore, in relation to the substantial interest of the applicant.

 

Parole chiave: full jurisdiction - sindacato giurisdizionale - Authorities

Keywords: full jurisdiction - judicial review - Authorities


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DOI: http://dx.doi.org/10.14276/2610-9050.1781

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