Motivazione del provvedimento e giudizio sul rapporto

Giuseppe Tropea

Abstract


L’articolo esamina le attuali tendenze giurisprudenziali in tema di motivazione del provvedimento amministrativo, e le connessioni che tale questione presenta con le trasformazioni del processo amministrativo, del suo oggetto, e del giudicato in rapporto alla successiva attività dell’amministrazione. In particolare, dopo aver considerato il problema del carattere formale o sostanziale della motivazione, e la possibilità di integrare quest’ultima in corso di giudizio, ci si chiede quale versione del c.d. giudizio “sul rapporto” controverso possa oggi essere compatibile con la persistente specialità del giudice amministrativo, nel tentativo di recuperare, per quanto possibile, la ratio originaria della legge sul procedimento amministrativo e, all’interno di essa, la natura sostanziale della motivazione del provvedimento. Questa soluzione, oltre ad apparire più in linea col dato positivo, ha il pregio di conciliare effettività della tutela e ragioni profonde della specialità e differenza del processo amministrativo, nonché di recuperare la centralità della motivazione della decisione, per come era stata pensata agli albori della l. n. 241/1990. Tale impostazione rievoca peraltro le correnti dottrinali che hanno mostrato come l’esercizio della funzione amministrativa si concretizzi in un potere/dovere di scelta, scomponibile in un momento conoscitivo (preordinato alla selezione ed all’accertamento del fatto) e in uno valutativo (volto alla individuazione delle possibili alternative decisionali ed alla conseguente scelta di quella reputata più idonea a risolvere il problema tecnico-giuridico), in cui la “decisione amministrativa” è destinata ad essere formalizzata nel provvedimento. Si conclude nel senso che è sull’asse della tradizionale limitazione del potere che sia opportuno continuarsi a muovere, sia pure nella consapevolezza di un assetto dell’ordinamento profondamente mutato, e che necessita, quindi, di risposte attualizzate. In tal senso, dopo le alterne fortune della motivazione del provvedimento amministrativo, e delle tendenze ad imbrigliare sempre più l’esercizio del potere nelle maglie del giudicato, si esprimono forti perplessità sull’approdo rappresentato dalla piena “civilizzazione” del processo amministrativo, nell’ambito di un giudizio “sul rapporto” che appare ancora nebuloso e di incerta configurazione teorica.

 

Abstract

The paper focuses on the current case-law trends with regard to the motivation of the administrative acts, bypointing out how this issueis linked to the transformation of the administrative judicial process, its subject matter, and res judicata in relation to the subsequent administrative activity. In particular, after considering the question of the formal or substantial nature of the motivation of the administrative acts,and the admissibility of its ex-post integrationby the public administration during the trial, the author wonders whichversion of the so called judgment “on the legal relationship” might be compatible currently with the persistent special nature of the administrative judicial process.The paper stresses the need to revitalise, as much as possible, the rationale originally behind the Italian administrative procedure Act (Law no. 241 dated 7 august 1990) and within it the substantial nature of motivation of the administrative acts. This solution is consistent with the Italian positive law, and reconciles the effectiveness of judicial protection with the deep-seated reasons for the specialty and the difference of the administrative judicial process, while at the same time restoring the central role played by the motivation of theadministrative decisions, as originally conceived by Law no. 241/1990. This approach also echoes the doctrinal opinions stating that administrative function is a power/duty of choice, which includes botha cognitive (aimed atselecting and establishing the facts) and a evaluative moment (aimed at identifying possible alternative options for decision-making andconsequently choosing the most appropriate one to solve the technical-legal problem), by which the “administrative decision” is to be formalized in the administrative act. The author concludes that the traditional axis of the limitations of power still stands, admittedly in a different context, requiring updated responses against the background of a changed environment. Considering the vicissitudes surrounding the motivation of administrative acts, and the trend towards trapping the exercise of power in the texture of res judicata, the author has considerable misgivings about the “equalization” between the administrative and civil judicial process, and points out that the judgment “on the legal relationship” still seems to be nebulous and uncertain. 

Parole chiave: motivazione, atti amministrativi,oggetto del processo, limiti del giudicato di annullamento, giudizio sul rapporto, dedotto e deducibile

Keywords: motivation, administrative acts,object of the judicial process, limits of the judicial review, judgment on the legal relationship, claim preclusion


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DOI: http://dx.doi.org/10.14276/2610-9050.1261

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