L’ἐκλέγειν nel processo amministrativo tra separazione dei poteri e sovranità dell’individuo

Biagio Giliberti

Abstract


Il saggio si propone quale compito quello di comparare sistemi normativi in materia di sindacato giurisdizionale del giudice amministrativo allorquando quest’ultimo sia chiamato a giudicare vicende di potere amministrativo connotate da discrezionalità (sia pura che tecnica). Si tratta di un’indagine storiografica in quanto finalizzata a rapportare le previsioni in materia di controllo delle corti amministrative rinvenibili nel vigente codice del processo amministrativo con l’impianto normativo frutto, all’unisono, della legge per l’unificazione del regno d’Italia e (primariamente) della successiva l. Crispi.

L’intento è quello di verificare quale e quanto significativa sia stata l’evoluzione della legislazione, sotto il profilo dei poteri cognitivi che di quelli decisori, prestando, al contempo, attenzione particolare all’impianto dommatico posto a supporto delle riletture volta a volta prospettate. Ciò con l’obiettivo di verificare quali siano state le evoluzioni della legislazione e quale impatto esse abbiano avuto sulle ricostruzioni teoriche del processo amministrativo.

In quest’ottica, è apparso indispensabile che la riflessione si confrontasse anche con la giurisprudenza della Corte Europea per i diritti umani ed, in particolare, con quella in materia di full jurisdiction che si è occupata specificatamente di processo amministrativo, sotto il profilo, per un verso, dei termini e condizioni a che il giudice abbia accesso e si formi un convincimento in merito ai fatti, per altro, dell’ampiezza dei suoi poteri di definizione del rapporto giuridico controverso.

L’analisi compiuta evidenzia come alle evoluzioni normative che hanno interessato il processo amministrativo non è conseguita una rivisitazione degli intendimenti teorici. Piuttosto, è stata confermata la narrazione dell’esistenza del merito amministrativo, quale porzione dell’agire immune dal potere di controllo dei giudici, inteso quale luogo oleografico inaccessibile al sindacato giurisdizionale, in cui la pubblica amministrazione si muove liberamente.

Non sembra un caso, allora, che anche la struttura del processo, sia pure assai diversa da quella originaria di puro giudizio demolitorio, continui ad incontrare il limite della discrezionalità, nel senso che il potere del giudice di dettare la regola finale del rapporto amministrativo controverso resta confinata alle ipotesi di discrezionalità inesistente o esaurita.

Un rinnovato intendimento della centralità del ruolo della persona umana negli equilibri istituzionali tra giudici ed amministrazioni, tuttavia, sembra suscettibile di offrire prospettive in parte differenti, perché inevitabilmente valorizza la natura esecutiva sia della funzione giudiziale che di quella amministrativa, ambedue funzionali a garantire il pieno godimento dei diritti individuali.

Sotto il profilo teorico, in particolare, si rende possibile affermare che, in nome della sovranità della persona, non esistono zone dell’agire amministrativo inaccessibili al controllo dei giudici; il quale, tuttavia, per sua natura, resta un controllo giuridico, incontrando il limite dell’opinabilità.

Sotto il profilo operativo, si rende possibile pensare ad ipotesi, ulteriori rispetto all’attuale giurisdizione di merito, in cui, pur essendo l’azione amministrativa connotata da margini di discrezionalità, sia cionondimeno possibile che la regola del rapporto amministrativo controverso venga definita in giudizio.

Abstract

The essay is aimed at comparing the legal frameworks of judicial control of the administrative judge on administrative discretion. It is primarily a historiographical investigation since it compares the provisions about the power of control of the administrative courts as currently regulated by the Italian code of administrative process with the legal framework resulting jointly from the law for the unification of the Kingdom of Italy and (primarily) the following so-called legge Crispi.

The aim of the essay is to verify what and how significant the evolution of legislation has been, both in terms of cognitive and decision-making powers, by paying attention at the same time to the theories grounding from time to time each legal framework and their impact on the administrative process.

In the light of the above, it was essential to compare the Italian legal framework with the case law of the European Court of Human Rights and, in particular, with that on full jurisdiction; the latter in fact specifically dealt with administrative process, both with regard to terms and conditions of the court’s access to facts and to the extent of its powers of defining the relationship treated.

The analysis carried out shows that the evolution of the legal system affecting the administrative process has not been followed by a reassessment of the underpinning theories. Instead, there has been a confirmation of the administrative merit, as part of the actions of the public powers which are exempt from the judges’ power of control.

It is not coincidence, therefore, that also the process structure, though very different from the original one essentially structured as having a pure quashing nature, continues to be restricted by the discretionary power, in the sense that the judge’s power to issue the final rule of the controversial administrative relationship is restricted by the events of non-existent or exhausted discretionary power.

Yet, a new understanding of the centrality of the role of human being in the institutional balance between judges and administrations seems to be liable to offer perspectives partially different, as it inevitably enhances the executive nature of both the judicial and the administrative powers, which are both functional to ensure the full enjoyment of individual rights.

Under a theoretical viewpoint, in particular, it is possible to maintain that, in the name of the sovereignty of human being, there are not any areas of the administrative actions which are inaccessible to the judges’ control; the latter, anyway, remains by its very nature a juridical control and is therefore limited every time that the disputed administration decision turns out to be simply questionable.

Under an operational viewpoint, it is possible to assume that there are further hypotheses with respect to the current jurisdiction of merit in which, though the administrative action has some discretionary power, it is however possible for the controversial administrative rule to be defined in a trial.

Parole chiave: Discrezionalità – merito – sindacato giudiziale – accesso ai fatti – full jurisdiction

Keywords: Discretionary power – merit – judicial control – access to facts – full jurisdiction.


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DOI: http://dx.doi.org/10.14276/2610-9050.1174

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