La contabilità dell’agricola e quella del foenerator

Giuseppe Giliberti

Abstract


Il francescano Luca Pacioli, primo grande teorico del metodo della partita doppia, intuì che la contabilità riflette sempre, oltre che la struttura economica, anche il sistema di valori etici prevalenti nella società. Ebbene, la contabilità dei grandi proprietari terrieri romani, come Catone o Seneca, partiva dalla premessa ideologica che l'agricoltura fosse la sola attività economica degna della nobilitas. La brama del guadagno era considerata - con notevole ipocrisia - una perversione. Sta di fatto che, nonostante tutti investissero in attività commerciali (negotiatio) e prestiti a interesse (foeneratio), il ricco romano era essenzialmente un uomo che viveva di rendita e badava alla stabilità della sua posizione, più che alla massimizzazione dei profitti. Non seguiva lo stile di amministrazione attiva della proprietà, che lo Pseudo-Aristotele definiva "attico". Ispezionava periodicamente le sue proprietà, si aspettava che esse rendessero una certa somma, ma poi lasciava in genere una notevole autonomia a dipendenti preposti alle varie attività.
[segue nel testo]


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DOI: http://dx.doi.org/10.14276/2384-8901%2F629

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